7 febbraio 2008

Non vogliamo un contratto al ribasso!


3 febbraio 2008

25 gennaio 2008

Riorganizzazione???!!!

RIORGANIZZAZIONE UFFICI CENTRALI???!!!
Circolano, oramai in maniera sempre più insistente, voci relative ad una presunta riorganizzazione degli uffici centrali dell’Agenzia delle Entrate. Si sa, spesso le voci anticipano processi realmente in itinere, e questa Amministrazione non è poi nuova a riorganizzazioni di cui i lavoratori sono venuti a conoscenza soltanto a giochi ormai fatti. Ma si tratta solo di voci? Già la finanziaria 2007, agli articoli 404 e seguenti, delegava ad appositi regolamenti il compito di avviare una riorganizzazione degli uffici di livello dirigenziale generale e non generale, con la conseguente riduzione delle relative dotazioni di organico. Ecco allora lo schema di regolamento di organizzazione del Ministero dell’Economia (allo stato attuale non ancora votato) che contiene elementi più che preoccupanti, e che, non a caso, richiama i suddetti articoli della finanziaria 2007. In particolare, tra le direzioni generali del Dipartimento delle finanze, sono previste: la Direzione della legislazione tributaria, della giustizia tributaria e della comunicazione istituzionale. L’articolo 16, comma 2, dello schema di regolamento prevede che la Direzione della legislazione si occupi, anche, di formulare risposte ad atti di sindacato ispettivo e di assicurare la consulenza giuridica. Alla Direzione della giustizia tributaria (articolo 16, comma 8) è attribuita anche la rilevazione statistica sull’andamento dei processi, nonché l’esame delle questioni di rilevante interesse. Si tratta, complessivamente, degli atti di interpretazione normativa, attualmente di competenza della Direzione Centrale Normativa e Contenzioso. Ma ancora, il medesimo articolo, al comma 6, elenca una serie di attività (promozione della conoscenza del sistema fiscale, della normativa fiscale, della sua applicazione) attualmente di competenza della Direzione Centrale Servizi al Contribuente, che passerebbero alla competenza della Direzione comunicazione istituzionale, sempre in capo al Dipartimento delle Finanze. Alcune domande sorgono spontanee: se tale progetto dovesse passare che fine faranno i lavoratori che attualmente prestano servizio in queste Direzioni? Se Il Dipartimento attrarrà tali competenze, i lavoratori saranno trasferiti presso il Dipartimento uscendo dal CCNL delle Agenzie per transitare in quello dei Ministeri, notoriamente più svantaggioso dal punto di vista salariale e normativo? O peggio, se queste competenze dovessero essere svolte dal Dipartimento, con l’attuale organico a disposizione, cosa accadrebbe al personale di queste Direzioni? Si aprirebbe una mobilità coatta verso gli Uffici locali?
Certo, l’apertura della crisi di governo, potrebbe aprire nuovi scenari, ma tutti questi interrogativi destano legittimo allarme e preoccupazione tra il personale. Ci sarebbe molto da discutere sul comportamento dei vertici dell’agenzia, così disinteressati a risolvere la vertenza sul contratto (oramai scaduto da 25 mesi), e così solerti nell’avviare processi di riorganizzazione con inevitabili ripercussioni negative sul personale. Insomma, niente contratto per il personale finanziario, ma come ricompensa per il raggiungimento degli obbiettivi e la costituzione del c.d. tesoretto un bel processo di riorganizzazione!! Abbiamo sottoposto la questione all’interno della RSU, la quale, unitariamente ha presentato richiesta per ottenere dall’Amministrazione, la prevista informativa sindacale, di cui all’articolo 6 del CCNL. Invitiamo il personale a tenere alta l’attenzione sull’argomento; noi, come Cobas, ci impegniamo a vigilare su tutte le ricadute che tali processi potrebbe avere sul personale, sia dal punto di vista normativo che salariale.
COBAS AGENZIA ENTRATE UFFICI CENTRALI

16 dicembre 2007

Dopo la “sbornia” delle elezioni RSU:…dov’è iI contratto???!!!…

Terminata la kermesse sindacale RSU col solito balletto di cifre e vincitori si ritorna ai problemi quotidiani insoluti. Tra questi il più grave è sicuramente il rinnovo del contratto delle Agenzie Fiscali che arriva al “traguardo” dei 24 mesi di ritardo.
E improvvisamente dal letargo e dalle promesse elettorali, rispuntano i “combattivi” sindacati confederali che cominciano a battere la grancassa della ripresa della mobilitazione sul contratto, guarda caso proprio sotto Natale. Per carità non saremmo certo noi a esprimere dissenso su questo versante, ma il “pacchetto” delle richieste ci sembra un tantino miserello…
Dopo 2 anni di ritardo chrediamo che lamentarsi per "offerte" governative economiche insufficienti per il biennio economico 2006-2007 significa pestarsi i piedi da soli, in quanto l’accordo siglato da CGIL, CISL e UIL, nel maggio scorso, e tanto enfatizzato da questi sindacati, prevedeva per il 2006 solo il recupero dell’indennità di vacanza contrattuale (pari a 11 euro lordi medi mensili), con un recupero economico a regime (dicembre 2007) che non supera i 50-60 euro medi cadauno. Mobilitarsi per l’applicazione di quell’accordo è un clamoroso autogoal per i lavoratori.
E inoltre, pensare che le richieste qualificanti dei lavoratori finanziari possano ridursi semplicemente all’eliminazione (pur legittima) della detrazione economica sulla malattia sotto i 15 giorni, o alla pensionabilità dell’ l’indennità di amministrazione, o alla stabilizzazione di qualche altro pezzetto di salario accessorio in paga base, significa sfiorare il ridicolo.
Crediamo invece che ben altre debbano essere le rivendicazioni:
Recupero salariale nel contratto che, alla luce del galoppante costo della vita (la scusa di questi giorni sono gli autotrasportatori) non debba essere al di sotto dei 130 – 150 euro netti cadauno in paga base. D’altronde, le entrate fiscali che hanno avuto un gran balzo in avanti, generando il magico “Tesoretto”, derivano dal lavoro e dall’impegno del personale delle Agenzie Fiscali e, quindi, una parte deve ritornare nelle tasche di chi ne è stato l’artefice. Ed inoltre richiediamo la drastica riduzione degli istituti del salario accessorio che servono solo alla competizione economica tra lavoratori e ad accreditare il ruolo dei sindacati territoriali ai tavoli sindacali degli uffici.
Ordinamento professionale. Il guazzabuglio di idee vecchie e nuove ereditate dagli ultimi contratti, il dedalo di corsi, concorsi, graduatorie, titoli, ricorsi, contenziosi ha provocato una divisione epocale tra i lavoratori finanziari. E chi sbandiera come obiettivo raggiungibile o raggiunto un passaggio economico per tutti mente sapendo di mentire. All’incirca solo il 50% del personale ha beneficiato di questo passaggio, che, se economicamente ha generato vantaggi, di fatto ha allargato la platea degli scontenti e lo spezzatino giuridico-funzionale-economico dei lavoratori. Insomma i vari contratti nazionali e integrativi ultimi hanno premiato solo la contro parte che non ha riconosciuto le mansioni effettive dei lavoratori e con questo meccanismo infernale delle fasce economiche ha accelerato divisioni e malumore. Noi pensiamo, invece, che l’unica operazione concreta e possibile da fare, fotografando il lavoro esistente nelle Agenzie Fiscali, è inquadrare il personale per le mansioni che svolge. E ci accorgiamo tutti che la prima differenza in aree è innaturale. Tutto il personale dovrebbe essere inquadrato in un’unica area e, all’interno di essa, suddiviso al massimo in 3 livelli giuridici ed economici.
Un livello peraltro per i quadri/funzionari, e un ultimo per i coordinatori dei servizi. E’ questo lo scenario lavorativo delle Agenzie Fiscali, chi fa proposte diverse trucca la realtà e fa un danno evidente ai lavoratori. Negli ultimi tempi sono state partorite proposte fantasiose riguardanti l’istituzione di una IV area, o area di professionisti/esperti, o della vicedirigenza, quest’ultima tramite viatici parlamentari. Chiunque, a lume di naso, si rende conto che dietro queste proposte vi è solo l’istituzione di lobbies, e quindi di una casta di fedelissimi alla mission (?) dell’Agenzia. L’istituzione di una quarta area, non è una opportunità fornita al personale, ma una ulteriore forma di gerarchizzazione del lavoro e di divisione del personale.
Non ci illudiamo che gli attuali interlocutori sindacali, più o meno ringalluzziti dai risultati RSU, siano “rappresentativi” degli interessi del personale. Per questo motivo, ci interessa aprire le nostre proposte alla discussionpersonale, e come baricentro nella vertenza per il rinnovo del contratto, nella speranza di non ripercorrere la storia delle mobilitazioni degli ultimi contratti dove, a fronte di una grande partecipazione del personale, sono stati siglati contratti a perdere per i lavoratori.
Organizziamoci con i Cobas!

1 dicembre 2007

Dirigenza

La tornata elettorale per il rinnovo delle RSU ha riservato significative sorprese, le cui valutazioni lasciamo ai lavoratori, che sanno meglio di tutti leggerne i risultati, in barba ai soliti comunicati trionfalistici delle organizzazioni sindacali.
Approfittiamo di questa occasione, però, per sollevare una questione che viene sempre taciuta nei discorsi che riguardano il cattivo funzionamento della pubblica amministrazione ovvero l’inadeguatezza dei dirigenti pubblici.
Infatti, mentre non si perde tempo per sottolineare ogni giorno l’inefficienza dei dipendenti pubblici descritti come assenteisti e fannulloni, nulla viene mai detto in merito ai comportamenti dei dirigenti.
Al Ministero dell’Economia e delle Finanze, l’avvicendamento alla guida del IV Dipartimento, frutto dell’originalità del ministro Padoa-Schioppa (…siamo fortunati, dopo la finanza creativa di Tremonti…), era stato dipinto sulla stampa come l’inizio di un nuovo modo di amministrare la cosa pubblica.
Purtroppo così non sembra essere, perché sono ancora i lavoratori che devono sopperire alle mancanze organizzative ed alle carenze di organico con spirito di sacrificio, salvo poi essere tacciati di inefficienza. I dirigenti, pagati lautamente e con premi di produttività regalati sulla base di obiettivi scelti non si sa bene con quali criteri, si permettono ancora comportamenti non più tollerabili, che non vengono assolutamente repressi da chi ha la più alta responsabilità amministrativa.
Riteniamo che, dopo lo scellerato progetto di chiusura delle sedi provinciali del MEF (sul cui fallimento il “geniale” ministro Padoa-Schioppa dovrebbe riflettere), l’amministrazione debba recuperare la propria credibilità mettendo finalmente a verifica l’operato della propria dirigenza e stabilendo, anche di concerto con i rappresentanti dei lavoratori, gli obiettivi che devono essere raggiunti, per evitare di scaricare sui lavoratori stessi le inefficienze del sistema.
Questo dovrebbe essere l’agire dei componenti le RSU e non, invece, quello di essere semplici esecutori del volere delle OO.SS. di riferimento le quali, come ben sappiamo, non hanno a cuore la tutela dei diritti essenziali dei lavoratori.
Fuori dai palazzi c’è un mondo di disoccupati, di precari, di senza casa, di poveri cristi, di violenza, di sfruttamento, di abbandono, di eroi inventati per giustificare una guerra, di ingiustizie sociali, di diritti calpestati, di morti innocenti, di speranze deluse, di rabbia montante ed esplosiva.
Noi, che siamo visti come una categoria di “privilegiati”, abbiamo il compito di sfatare questo mito…


COBAS M.E.F.

26 novembre 2007

LA CONGIURA DEGLI INNOCENTI (una soluzione di politica “meritogratis”)


Vorremmo fare qualche riflessione, noi “anta”, riqualificati o apicali come dir si voglia, stufi di sentirci considerare con protettiva sufficienza: "fuorigioco" da chicchessia.

LA CONGIURA DEGLI INNOCENTI

(una soluzione di politica “meritogratis”)



SE DOPO ANNI DI PROFESSIONALITÀ CI SI VUOLE LIBERARE DI NOI CON UNA pacca ai posteriori, perchè non più "sostenibili" da un qualsiasi progetto strategico, chiediamo che almeno non si diano per buone le argomentazioni da “pulizia anagrafica” di Visco e Padoa Schioppa, noti recordmen delle sparate: le loro dissertazioni sullo svecchiamento del personale sono argomentazioni incredibili di chiaro segno retrò anche se presentate con un’”allure” di modernità. La questione non appartiene alle Commissioni Tributarie, ma è una questione politica generale che andrebbe seriamente affrontata dall’amministrazione con le parti sociali.
Noi tenderemmo a rifiutare la soluzione violenta, stile Nerone (“tutti i più anziani nelle arene per essere sbranati”): e ciò non per bontà o carità, ma perché inutile nonchè antieconomica, visto che i cristiani ci sono ancora.
Ma ci fa soprattutto incazzare il tipo di soluzione soft, come l’ultimo “concorso per i passaggi tra le aree”. Non ci va a genio. A questo riguardo, dato che non è possibile dimostrare la mala fede altrui, abbiamo ricostruito la vicenda legata appunto a questo concorso partendo dalla considerazione che molti - in buona fede - rimangono perplessi e dubbiosi dinanzi agli sconcertanti espedienti con cui è stato devastato. Abbiamo pensato proprio a coloro che con cuore puro vogliono capire; così abbiamo preparato una serie di argomentazioni che confutano totalmente il principio mostruosamente empio che ne sta alla base: la teoria del merito “aggiunto a forza”.
Confutazione scientifica della teoria del ”merito aggiunto a forza”
Abbiamo cercato di mettere in fila alcune considerazioni che chiariscono e rendono accessibile la comprensione dei criteri adottati nel progettare con cura e plausibilità il contenuto di un concorso balordo e i “maramaldeggi” che pretendono di renderlo digeribile anche da un punto di vista para-giuridico.
Va detto che qui non si intende criminalizzare o demonizzare alcuno ma si coglie piuttosto l’occasione per tentare di chiarire definitivamente quello che appare come una macchinazione ai danni di una categoria di lavoratori. E' bene chiarire che, a parte il danno economico, il “plot” resta una questione meritocratica di facciata, anzi “meritogratis” nulla potendo moralmente nei riguardi della reale professionalità dei lavoratori, quella che conta. Anzi quest'ultima, quando è posta sotto assedio, non viene neanche scalfita ma ne esce ulteriormente confermata e rafforzata.
Se vi piace lo stile del thriller, eccovi un’intensa esposizione, dai contorni neanche tanto misteriosi, ispirata a questa storia esemplare che, a nostro parere, narra dell’uso virtuoso di talune anomale modalità di promozione professionale. Effettivamente l’architettura del concorso è stata “curata” (per non dire “ammazzata”) alacremente in questo senso, e si vede:
- accordo a posteriori: dopo il bando del 2001, un diverso accordo amministrazione-sindacati è intervenuto a sorpresa in corso d’opera (ben due anni dopo, nel 2003) ed ha ampliato con un colpo di mano la graduatoria degli idonei per inserire in soprannumero un folto gruppo di impiegati a prescindere dal punteggio dei titoli raggiunto, facendone così fuoriuscire, vista comunque la limitatezza dei posti messi a concorso, altrettanti con punteggio evidentemente superiore a questi ultimi. Certamente c’è ancora in piedi la spocchiosa questione del doppio salto a cui s’è dato un’inusitato spessore, ma qui si tratta di saltare a piè pari la cavallina!
- 1 gennaio 2001: nel bando la data di demarcazione per il possesso dei titoli è stata scelta con cura per tutto quello che ne consegue a livello di calcolo del punteggio. Fissata esattamente qualche mese prima del nostro riconoscimento della posizione superiore per impedirci di rastrellare più punti e metterci così in difficoltà.
- bonus di 7 punti (per idoneità in concorso precedente): a seguito di un ricorso (pilotato?) tale bonus è stato però eliminato per impedire, a nostro giudizio, che il personale riqualificato prendesse troppo le distanze fino a diventare irraggiungibile nella graduatoria degli idonei.
- trend da 24 a 40 punti (intervallo del punteggio utile per la prova orale): a memoria d’uomo mai era stato previsto un intervallo così ampio in un concorso. Ciò dovrebbe far meditare. Pensiamo sia stato previsto al solo scopo di dare la possibilità di recuperare il proprio punteggio basso in graduatoria alla categoria di lavoratori inseriti in soprannumero.
La messa in opera di simili stratagemmi rasenta una vera e propria metafora dell’osceno. Siamo o non siamo sempre più davanti ad interessi di parte che non rimangono sostanzialmente invisibili, perché nascosti? Ora sono alla luce del sole, ostentati con fierezza burocratica. A tanta sfrontatezza corrisponde altrettanta cecità di chi dovrebbe vigilare e invece storna lo sguardo in un amaro distacco cinico e disincantato. E’ questo un crimine, che rende complici del misfatto, di gente che ha imparato a sottomettere la propria coscienza. La sensazione è però che tutto ciò rimanga nel risaputo e perda il gusto della denuncia, diventando un piatto sermone fatto di frasi che sembrano titoli di giornali, bignami o una denuncia sterile e priva soprattutto di passione.
Forse è questo è il tormentone che dovremmo ripeterci ogni giorno: “Basta comportarsi come i cani che escono solo se qualcuno li porta fuori! Apriamo gli occhi, apriamoli il più possibile, organizziamoci per difendere la nostra libertà continuamente insediata da questa melassa dove le istituzioni con la loro devastante iconografia sono il più fetido travestimento della menzogna”.